Intervista a sei giovani
che da Assisi
partono per tre settimane di lavoro
nelle favelas di Manaus,
dal 15 settembre al 3 ottobre,
accompagnati dai due giovani cappuccini,
fra Carlo Maria e Paolo Maria
“Come è nata…”
L’iniziativa è stata proprio un’ispirazione di Dio, che ringraziamo di cuore. Da circa tre anni noi frati cappuccini di Assisi, ci incontriamo settimanalmente con alcuni giovani del posto e , proprio con loro, spontaneamente, ci siamo trovati a condividere l’amore per la missione, per i più poveri.
“Cosa potremmo fare per i nostri fratelli dell’Amazzonia ?!” …ci chiedevamo. Ed ecco che il Signore ci ha guidati e mentre io nelle favelas di Manaus organizzavo il progetto in loco, fra Carlo Maria con i giovani d’Assisi, inventava varie attività per sostenerlo, come partite di calcio e cene di beneficenza…oltre alle giornate missionarie nelle parrocchie. Grazie anche all’appoggio di molti assisani, la Provvidenza è stata proprio generosa e il 15 settembre siamo partiti tutti e otto.
“ Per quale progetto ?!”
Durante l’ultimo anno di missione, lavorando nelle periferie di Manaus con i frati del posto, ci siamo accorti di una situazione di emergenza: la gioventù!....già, le favelas crescono a dismisura e lo Stato non riesce a far fronte a tale situazione, lasciando così interi quartieri senza le strutture primarie. Droga, alcol, violenza, prostituzione si diffondono sempre più…” Gesù, come buon Pastore, cosa avrebbe fatto per queste sue pecorelle?!” ci domandavamo frei Mario Monacelli ed io proprio il 21 ottobre ( giornata missionaria mondiale) l’anno scorso, mentre stavamo andando sotto la pioggia scrosciante in quel mare sterminato di baracche. Ed ecco una forte e chiara illuminazione; facciamo qualcosa per i giovani ! Per rendersi meglio conto della situazione, basti sapere che frei Mario è responsabile di circa 100 mila persone di cui, ben il 60% sono bambini e giovani, nella favelas chiamata “Cidade de Deus”…e per i giovani quante strutture ci sono?! Quasi nessuna ! Ecco, quindi, l’idea di costruire un centro per giovani, dove si possano incontrare, crescere umanamente e spiritualmente, imparare dei mestieri, sviluppare i talenti della danza, del teatro, della musica e dello sport… il progetto è grande, ma la Provvidenza lo è di più ! E fiduciosi, ci siamo buttati nell’impresa !
“Come si chiama ?”
Proprio quel “famoso” 21 ottobre, il Papa beatificò due giovani catechisti martiri dell’Uganda: David e Gildo. Chi più di loro poteva essere un modello concreto e vicino ai giovani ?! Il nome è stato subito chiaro: “Centro Polivalente: Beati David e Gildo“ e la gente del posto ha condiviso subito la scelta e si è offerta con grande generosità per aiutare nella costruzione!
“ E chi sono i G8 ?”
Ve li presento in due parole, ma poi ascolteremo loro e capirete in fretta che sono veramente ragazzi stupendi. Ebbene, il 15 settembre, per realizzare insieme questo “sogno”, da Assisi sono partiti:
- Andrea Lombardi, commerciante d’Assisi di 22 anni
Jessica Cestra, studente di veterinaria d’Assisi di 20 anni
Raffaela Visentin, infermiera di Vicenza di 32 anni
Giorgio Buffa, pilota d’aereo di Trapani di 28 anni
Fabrizio Orlandi e Gin-Tonj Meconi, elettricisti di Civitavecchia di 28 anni
Fra Carlo Maria e Paolo Maria, cappuccini d’Assisi, già più volte missionari in Amazzonia, di 32 e 28 anni
“Perché parlate di sogno?”
Perché qualche mese fa, prima di tornare in Italia, i giovani di quelle favelas mi dicevano: “frei Paolo, ci sarà qualcuno disposto ad aiutarci in questo sogno?!”… “Certo” gli rispondevo “dobbiamo solo confidare nella Provvidenza e pregare !” e l’aiuto non è mancato! Ce ne parlano però, i giovani che per tre settimane hanno fatto da veri e propri manovali, portando a termine le fondamenta della prima struttura del complesso, dove si svolgeranno corsi di artigianato. Ascoltiamoli…
“A caldo cosa ci dici ?!”
(Andrea) “…sono al settimo cielo! Sono tornato ad Assisi con una super spiritualità e con un cuore colmo d’Amore. Sto’ provando a cercare la mia pace interiore e credo d’essere sulla strada giusta! Confido nella fede e nei bellissimi ricordi del Brasile!” Andrea è stato anche il nostro “camera-man” girando ben 8 ore di filmato, che presto, ridotto a 40 minuti, proietteremo in qualche serata speciale, magari ad Assisi !
“Ma avete lavorato?”
(Fabrizio) “Lavorare a un progetto che può dare speranza a persone meno fortunate di noi è una cosa meravigliosa, non si sente la fatica anche nel lavoro più duro, ma soltanto una sensazione di benessere dentro !” ( quante buche abbiamo scavato ogni giorno con le mani armate di pala e piccone che ancora ne portano i segni…) Per me sono cambiate molte cose non solo negli affetti; ad esempio è la prima volta che ho visto negli occhi di altre persone ( mi riferisco ai nostri due fraticelli ) una serenità e un amore smisurato che a volte mi mettevano i brividi addosso. Solo guardandoli, infatti, uno si sentiva dentro un’energia straordinaria ed è con la stessa energia che i due “freis” sono riusciti a raccogliere tutte quelle persone senza niente, unendole nella speranza e nella fede in Dio.
Questo è un lavoro meraviglioso. Nella gente vedevo la gioia nel pregare…la mia speranza è che ci siano sempre frati come loro, perché sono fondamentali, rappresentano Dio in terra !”…Fabrizio non ha detto, però, una cosa bellissima: proprio tra quella gente ha trovato la sua anima gemella, Sonia, che, se Dio vuole, a dicembre verrà in Italia!
Con lui è partito anche un altro elettricista, Gin-Tonj, che dopo aver visto per due minuti le “condizioni elettriche” delle favelas si è ritrovato con i capelli più che sconvolti !!!
Incredibile, ma proprio a Manaus ci siamo incontrati per una coincidenza o meglio veruna DIO-incidenza con un altro giovane umbro,” Ciao! Mi chiamo Giacomo e vengo da Spello (Perugia). Sono felicissimo di essere qui a Manaus e soprattutto di aver incontrato un gruppo di amici come questo.
“E le ragazze?!”
Oltre al lavoro manuale che spesso si trasformava in canti e danze spontanei con i poveri del posto, le nostre due “sorelline”, Raffaela e Jessica, visitavano le famiglie più in difficoltà e i malati…
(Raffaela) “Come infermiera professionale, potrei dirvi che finalmente ho trovato le scarpe giuste per il mio piede ed anche la strada giusta per camminarvi! Da tempo non avevo quella pace profonda che sto’ sentendo nel cuore, che viene proprio dal servire i poveri e non dall’essere servito…” Raffaela non è tornata in Italia con noi, ma si è fermata per sei mesi con le suore cappuccine per lavorare soprattutto con i “meninos de rua”. Se Dio vorrà, dopo questo periodo, si preparerà a lasciare tutto per seguire definitivamente Gesù nei fratelli più abbandonati, diventando anche lei una missionaria cappuccina !
Jessica, invece, è studentessa veterinaria ( da poco fidanzatasi con Gin-Tonj), che come capirete, parlerebbe per ore di queste tre settimane !
(Jessica)...”Scrivere dell’Amazzonia? Facile!! Con tutto ciò che è stato per me questa esperienza!”Poi, però, quando mi accingevo a scrivere, mi sono resa conto di una piccolo dettaglio, e cioè che scrivere quel “TUTTO CIO’ CHE E’ STATO” in modo che se ne riuscisse a carpire l’essenza profonda non mi risultava così semplice…E’ stato molte cose.E’ stato guardare le mie mani e riuscire a vedere quanto si può fare, riconoscere chiaramente, racchiusa in esse, una Possibilità enorme, la Possibilità di realizzare concretamente un qualcosa.
Quando sono partita, per me, questo qualcosa era dare inizio alla costruzione del centro pastorale “Beati David e Jildo”: un progetto bellissimo, che racchiude già in sé tante speranze e tanti sogni, e che permetterà ai nostri Amici, anche se con tanto sforzo, di trasformarli in realtà. E la Possibilità si è rivelata essere qualcosa di ben più grande. Appena ho incontrato il primo sguardo lì nella comunità, il giorno seguente al nostro arrivo a Manaus ho pensato che andavamo incontro a qualcosa di diverso da cio’ che avevo immaginato. Immediatamente, mi sono trovata ad avere tra le mani la Possibilità di vivere la Solidarietà.
Cosa significa?
Per me, ha significato condividere in ogni momento con chi mi era accanto nel cuore e/o fisicamente quello che avevo e più di tutto ha significato “subire” la solidarietà delle persone…Bastava avere gli occhi e l’anima aperti, e si poteva tornare a casa la sera più ricchi del giorno prima, sicuramente E man mano che, neppure i giorni, bensì le ore passavano riconoscevo nelle mie mani quella Possibilità in accrescimento, guardavo le mani dei miei compagni, dei nostri Amici ed anche le loro mani racchiudevano la stessa immensa Possibilità… E, senza stupore, con semplicità, le nostre mani, con il loro contenuto, si univano, e allora abbiamo vissuto la Solidarietà, insieme…la Possibilità si è realizzata in Esperienza. La fatica, il sudore, la stanchezza alla sera erano segni di giornate pregne di un valore importante: spalla a spalla con i miei compagni e con le persone della comunità abbiamo lavorato per dare ad un sogno comune modo di divenire realtà. Guardare negli occhi le mamme con i loro infiniti bambini, ascoltare la storia di persone che davvero sono state sull’orlo della disperazione, ridere e ballare con i ragazzi e le ragazze, sapere di essere stata accolta come una sorella all’interno del “Popolo delle Comunità”… mi piace chiamarlo così, mi sembra, in questo modo, di riuscire a sottolineare quale è la loro forza, cioè l’aiutarsi gli uni con gli altri.
Entrare in queste Favelas per me non è stato naturale, non è stato naturale per me vedere un oceano di baracche minuscole, dalle cui finestre (non immaginatevi infissi o persiane!) si intravedono mille amache che dondolano, magari con qualche neonato che dorme nudo mentre il resto dei suoi fratelli è in strada a giocare con aquiloni fatti di bacchette e carta velina…Poi un bambino di qualche anno si fa male, una sciocchezza da ragazzini, non piange: ma vedo dalla minuscola baracca uscire una ragazzina di 14-15 anni con il neonato che nell’amaca poco prima dormiva e la vedo che raggiunge il piccolo ferito, lo accarezza, lo bacia e si assicura che non si sia fatto nulla. La prima volta che ci siamo addentrati nella “Città di Dio” ero così confusa: tutto ciò che poteva essere qualcosa da migliorare, si rivelava un momento dopo migliore di me, migliore del “mio mondo”, migliore della mia vita…
E tra di voi ?!
I miei compagni di viaggio, ormai sono fratelli e compagni di vita, nel senso che qualsiasi destino ci riservi il Signore, seppure le nostre vite continuassero distinte come rette parallele, sarebbero delle rette parallele particolari, unite in un punto eccezionale, preciso, stretto e forte come un nodo. Le parole confidate, i sorrisi regalati, i silenzi condivisi e la sofferenza che ci ha accomunato non sono solo ricordi! Sono voci presenti che mi dicono di non dimenticare, che si puo’ sempre imparare ad essere migliori e felici, che si puo’ sfuggire all’inutilità di una vita che non racchiuda la volontà di donare se stessi, del rendere le persone coscienti di quanto sia importante amarsi e di che cosa grande puo’ essere anche un solo giorno della nostra esistenza.”
Infine ascoltiamo il nostro pilota d’aereo, Giorgio, che è veramente un lavoratore instancabile .
(Giorgio) “Come prima cosa posso dirvi che gioia immensa è dare, che ti riempie di forza, pace e serenità!... mi sento di amare perchè ho scoperto d’essere amato da Dio! Dobbiamo spenderci, consumarci e dare la nostra vita per questo, perchè è questa la strada della nostra felicita'!. E'stato certo un viaggio faticoso, ma per noi è stato un viaggio tra le pagine del VANGELO. Il CRISTO E' LI’ e si VEDE come lui ha detto; e' tra gli ultimi tra i sofferenti tra i malati tra i poveri perchè la serenità la gioia e la pace che ho visto negli occhi di quella gente non è di natura umana: allora “alt il gioco! Fermi tutti!” IO PURE voglio stare così voglio conoscere e sentire quella pace…”
Occhi di angeli…
Quando Giorgio parla di poveri e sofferenti, oltre a quelli incontrati nelle favelas, ricorda due incontri fortissimi e bellissimi che abbiamo condiviso insieme: con i fratelli lebbrosi e con le suore di Madre Teresa di Calcutta. Come un giorno avvenne per San Francesco, anche noi abbiamo visto il Signore nel volto dei lebbrosi ed anche nella gioia di chi dona tutta la vita ai più poveri tra i poveri, le missionarie della carità. Che bello celebrare la S Messa con loro, seduti su nuda terra nella loro piccola e spoglia casetta e poi vederle accogliere decine di bimbi bisognosi…in loro si vedono proprio degli occhi angelici!
Tutto questo è solo un poco di quello che sta’ ancora traboccando dal cuore e dagli occhi di questi “giovani missionari”: è un’esperienza che veramente cambia la vita e per questo ogni anno noi cappuccini vogliamo offrire quest’opportunità ai giovani. Non perdete l’occasione di trovare la felicità !
per informazioni; fra Carlo Maria -Assisi 075 81 27 30
fra PaoloMaria -Città di Castello 075 8558547
e-mail: frapaolomaria@libero.it |